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Gli artisti

Mary Neubauer

Lavorando a metà tra arte e scienza, Mary Neubauer ha esposto le sue sculture ed immagini digitali in tutto il mondo. Tra le sue esposizioni più recenti: When Push Comes to Shove, Scottsdale (AZ) Museum of Art, Museums and the Web, Los Angeles (CA), Cité des Sciences et de l’Industrie a Parigi. è stata artista in visita presso l’American Academy a Roma, Fulbrught Fellow a Cambridge (UK) e Ford Fellow. Tra i suoi ultimi progetti il workshop presso Garfagnana Innovazione ed una spedizione al Circolo Artico. È un’insegnante e direttrice della scultura presso l’Arizona State University’s Herberger Institute for Design and the Arts.

Descrizione dell’opera
Le sue recenti opere consistono in rappresentazioni tridimensionali di gruppi di dati a lungo termine riguardanti fattori legati ai cambiamenti climatici, in particolare nell’Artico. L’opera “Polar Vortex” presenta uno di questi campioni di dati. Mary continua a creare opere pubbliche interattive utilizzando dati statistici raccolti da siti remoti sparsi per il mondo.

Carolyn Frischling

Carolyn ha studiato arte presso il Grinnell College a Iowa, ed in particolare pittura, disegno ed incisione. Alla Washington University di St. Louis si è concentrata soprattutto sull’incisione. Con il tempo, Carolyn ha iniziato ad occuparsi anche di lavori digitali in 2D e video. Ciò l’ha portata a realizzare immagini digitali 3D per poi trasformarle in sculture fisiche. Le incisioni e le sculture di Carolyn sono state esposte in numerose gallerie di Pittsburgh, New York e Minneapolis. Una delle sue sculture è stata parte di una speciale mostra presso il Carnegie Museum of Art di Pittsburgh nel 2016. Attualmente Carolyn vive a Pittsburgh, dove ha uno studio.

Descrizione dell’opera
La sua opera, intitolata “Avvolgente” o “Enfolding”, allude all’amore materno ed a quello sensuale e ad una fiaba della sua infanzia scritta da Hans Christian Andersen intitolata “L’acciarino magico”. Il suo obiettivo è quello di dare alla pietra un senso di voluttuosità e movimento.

Chelsea Tinklenberg

Chelsea Tinklenberg viene da Flagstaff, tra le montagne del nord dell’Arizona. Ama costruire cose e si è laureata presso la Northern Arizona University in Studio Art con una particolare attenzione alla scultura. Prima di laurearsi, ha lavorato prevalentemente con acciaio, argilla e bronzo. Attualmente è una studentessa laureata presso la University of North Carolina Greensboro, si è aperta all’uso di nuovi materiali e tecniche includendo la lavorazione della pietra e del legno. Sta sperimentando forme scultoree sia cinetiche che statiche in modo da catturare movimenti giocosi e comici che possano farci mettere da parte la nostra perenne ricerca di un equilibrio.

Descrizione dell’opera
La sua opera per il Digital Stone Project, “Loud”, è la rappresentazione astratta di una voce che fatica per farsi sentire. Gestuale nella forma - la struttura simile a quella di un arto evoca un movimento precario - la “testa” della scultura sporge verso l’esterno come se stesse emettendo un suono.

Claire Stromberg

Claire realizza arte per esprimere la leggerezza e la dolcezza che sente dentro di lei. Vuol ricordare a tutti che non ci libereremo mai del bambino che esiste ancora dentro di noi, anche se spesso ne perdiamo ogni traccia. Claire desidera controbilanciare il male che vede accadere nel mondo intorno a lei con qualcosa che le faccia provare il sentimento opposto. Nell’arte così come nella vita, il suo obiettivo è quello di far ridere le persone, vedere la bellezza nelle piccole cose, e sentirsi più a suo agio e meno sola nel mondo. Spesso si ispira al corpo, ai sistemi corporei ed alla microbiologia per provare a creare opere che risultino “tattili” alla vista e che invoglino l’osservatore a toccarle.

Descrizione dell’opera
L’opera creata per il Digital Stone Project rappresenta la sua prima esperienza con la scultura digitale. Ha concepito la sua opera come un apparato digerente umano semplificato alla sua essenza, cioè movimento e struttura. Le forme morbide del marmo sono influenzate dalle sue precedenti esperienze di scultura e dal suo interesse per i giocattoli per bambini.

Pat Wasserboehr

Pat Wasserboehr ha ottenuto le sue lauree BFA ed MFA in scultura presso la School of Visual Arts della Boston University. Attualmente, insegna scultura e disegno nel Department of Art della University of North Carolina a Greensboro ed è stata Dirigente del Dipartimento dal 1998 al 2010. Le opere di Pat sono state esposte in musei d’arte, centri e gallerie in tutti gli Stati Uniti ed in Francia, Italia, Germania e Spagna. È stata un artist-in-residence durante il Summer Abroad Program della University of Massachusets a LaNapoule ed in Francia, ed a Cortona, in Italia, con il programma estivo della University of Georgia. Durante l’estate del 2014 e del 2017 ha partecipato al Digital Stone Project di Garfagnana Innovazione a Gramolazzo, Italia. Nell’agosto del 2017 parteciperà a “Salem2Salem”, un soggiorno artistico internazionale presso Salem Art Works a Salem, New York. Pat è la destinataria del North Carolina Regional Artist Project Grant, di numerose ricerche e di borse di studio finalizzate a viaggi da parte di UNCG.

Descrizione dell’opera
L’opera realizzata per il Digital Stone Project ha l’obiettivo di ricordare il triplo disastro - terremoto, tsunami e incidente nucleare - avvenuto a Fukushima nel 2011. La scultura è stata realizzata utilizzando elementi architettonici come curve iperboliche, archi e piani geometrici. Strutture ad arco costituiscono il frontale parallelo ed i piani posteriori, ed una volta iperbolica a forma di sella è sospesa tra di essi. Nella linea centrale di ogni arco c’è un’apertura triangolare che ha lo scopo di trasportare lo spettatore nello spazio interiore. Pat ha concepito tale opera come un santuario, una dimora per rifugiarsi dove si incoraggiano la meditazione e la riflessione. Intende partecipare ad una futura competizione con l’obiettivo di rendere tale opera una scultura monumentale per un sito pubblico in Giappone.

Gary Kulak

Figlio di un lavoratore di acciaio e nipote di un minatore di carbone, Gary Kulak è cresciuto a Noblestown, in Pennsylvania, una piccola cittadina fuori Pittsburgh. Ricorda di aver visitato la Bethlehem Steel Co. con suo padre e le discussioni sulla fabbrica che avevano luogo attorno al tavolo durante la cena. A Pittsburgh, tutti parlavano delle fabbriche, addirittura girava una leggenda secondo la quale il ferro presente nell’acqua rendesse gli abitanti più forti. Il padre di Gary si è assicurato che il figlio ricevesse un’educazione e che non dovesse passare la sua vita a lavorare in fabbrica. Come artista, Gary Kulak persegue la tradizione di disegnare cose che provengono dai ricordi della sua giovinezza incastrandole poi nell’acciaio. Gary ha iniziato la sua carriera da scultore professionista nel 1974, ottenendo una laurea BFA a Cranbrook nel 1975. Ha completato il suo MFA presso l’Hunter College nel 1983. Gary ha lavorato a Chicago con John Henry prima di iniziare a Cranbrook. A Cranbrook, ha studiato con Michael Hall. Dal momento in cui si è laureato è un artista indipendente. Gary ha affiancato Sol Lewitt, John Mason e Lyman Kipp nelle installazioni di alcune loro opere. Presso l’Hunter College di New York, Gary ha studiato con John Mason, Robert Morris ed ha affiancato Alice Aycock. Le opere di Gary sono parte di numerose collezioni pubbliche e private in tutti gli Stati Uniti. Attualmente è direttore del Fine Arts Department presso Cranbrook Schools a Bloomfield Hills, Michigan.

Descrizione dell’opera
“Evolutionary Culture” continua la sua indagine, che dura ormai da quarant’anni, sulla sedia vista sia come metafora che come archetipo. Il lavoro è iniziato con la scansione 3D di un modello di bronzo creato trenta anni fa. Ha modificato l’opera con il software di Autodesk, creando un ponte concettuale tra pensiero e tempo. Il processo di lavorazione coinvolge metodi sia tradizionali sia contemporanei per creare una nuova forma evolutiva.

Jonathan Monaghan

Jonathan Monaghan (nato nel 1986 a New York) lavora utilizzando vari mezzi, come stampe, scultura e video animati, per produrre oggetti e narrazioni ultraterreni. Basandosi su fonti ad ampio raggio, come capolavori storici, fantascienza e pubblicità, le sue opere sembrano stimolare paure del subconscio associate a tecnologia, consumismo ed autorità. Tra le passate mostre ed esposizioni delle sue opere: Sundance Film Festival, Crystal Bridges Museum of American Art, Eyebeam Art + Technology Center. Le sue opere sono state menzionate su Washington Post, VICE, Wall Street Journal e The Village Voice. Monaghan è rappresentato da Bitforms Gallery di New York e Galérie 22,48m2 di Parigi.

Descrizione dell’opera
“Alien Baroque” è una serie di inquietanti e ultraterrene sculture in marmo di Carrara. La superficie delle sculture somiglia a quella della mobilia, e sono decorate con dettagli 3D dorati in stile barocco. Le opere appaiono come oggetti decorativi di lusso provenienti da una dimensione aliena.

Jon Isherwood

Le opere di Isherwood sono state esposte internazionalmente in musei pubblici e gallerie private. Le sue sculture sono state recentemente esposte presso Villa Strozzi a Firenze, National Museum of Beijing in Cina, The DeCordova Sculpture Park and Museum in USA ed in Belgrave Square a Londra. Ha più di venti mostre di sole sue opere, tra le quali: Reeves Contemporary in NYC, John Davis Gallery a New York; The C. Grimaldis Gallery, Baltimore; ha partecipato a diverse mostre, come quelle presso il Peggy Guggenheim Museum a Venezia, Italia; The McNay Museum, San Antonio, TX; The Derby City Museum, Derby, UK; Kunsthalle, Manheim, Germany. I suoi lavori fanno parte di più di venticinque collezioni private. Sono state scritte recensioni su di lui su The New York Times, Art in America, ArtNews, The Washington Post, Sculpture Magazine, Partisan Reviews e The Guardian, UK. E’ un insegnante presso il Bennington College ed è il presidente del Digital Stone Project.

Le opere di Jon Isherwood
Le più recenti opere di Isherwood rappresentano un ulteriore sviluppo del suo continuo dialogo con le sensazioni associative di forma e superficie. Le forme sono compresse, distorte o spremute e rese più intime grazie a sottili regolazioni di scala. Lui non imita il corpo; tuttavia, l’aspetto sensuale delle forme manipolate propone fisicità allo spettatore anche in assenza di figurazione. Linee incise contornano le superfici per enfatizzare la forma, creano l’illusione di espansione nello spazio e generano associazioni visive come pattern, immagini stratificate, il cui significato è celato. Lo spettatore è invitato ad investigare la comprensione visuale di percezione intuitiva. La tensione tra la forma, il modello e la superficie che caratterizza le opere di Isherwood si riflette ulteriormente nelle tensioni relative alla sua tecnica ed ai materiali. Le sue sculture sono il risultato di un processo unico in cui l’antico ed il moderno si confrontano l’un l’altro: la pietra, il più antico e sensuale tra i materiali scultorei, è lavorata con l’aiuto di metodi ultra tecnologici. Ciò permette ad Isherwood di ottenere una precisione senza compromessi nel trattamento delle superfici incise, che gioca con e contro le forme tondeggianti, carnose, morbide che conferiscono carattere sostanziale ai suoi modelli organici.

Lauren Ewing

Lauren Ewing è una scultrice ed imagista. Le sue opere esplorano il collasso della natura nella cultura e la relazione tra desiderio, memoria e cultura materiale. E’ uno dei membri fondatori del Digital Stone Project ed ha uno studio a New York. Le sue opere fanno parte di numerose collezioni private e pubbliche, tra le quali MoMA, Metropolitan Museum, San Diego Contemporary, Chase Manhattan Bank e Walt Disney.

Descrizione dell’opera
In questo momento sta realizzando un’edizione di cinque sculture (18”x18”x3”H) in marmo bardiglio. Rappresentano un momento nel tempo, uno scatto istantaneo della superficie dell’oceano, in perpetuo cambiamento, con inciso il testo “remembering-oceanmind-remembering-wildheart”.

Michael Rees

Michael Rees è un artista la cui opera esplora i temi di figurazione, linguaggio, tecnologia e sociale con il fine di tessere una mélange scultorea. Ha esposto le sue opere vastamente, come ad esempio allo Whitney Museum nella Biennale del 1995 ed in seguito per “Bitstreams” nel 2001, MARTa Museum in Germania, Art Omi, Pera Museum di Istanbul, Kemper Museum of Contemporary Art, ed in gallerie private come 303, Bitforms, Basilico Fine Art, Pablo’s Birthday, Favorite Goods e molte altre. La sua più recente esposizione, Clowntown, è stata inaugurata presso la Bravin Lee Gallery di New York ad ottobre 2017. Inizierà un ambizioso progetto presso Grounds for Sculpture a febbraio 2018. Le sue opere fanno parte di collezioni conservate presso Whitney Museum of American Art, Kemper Museum of Contemporary Art, Kansas City, e numerose collezioni private. Rees ha ricevuto borse di studio da Creative Capital, New Jersey State Council on the Arts, Rockefeller Foundation e National Endowment for the Arts. Ha ottenuto un BFA al Kansas City Art Institute ed un MFA alla Yale University. Ha inoltre vinto il Deutscher Akademischer Austaushdienst per studi universitari presso la Kunstakademie di Dusseldorf, in Germania. Rees attualmente insegna scultura e digital media presso la William Patterson University e lì è direttore del Center for New Art.

Descrizione dell’opera
“Slappy Pappy” è un’opera in marmo che si serve della realtà aumentata per creare una ricca mélange che comprenda scultura (sia tradizionale che virtuale) ed immagini . L’opera è stata parte della mostra di Michael Rees inaugurata nel 2016, “Clown Town”, nella quale ogni scultura presenta un racconto picaresco della vita di un miserabile clown. L’onnipresente aurea clownesca delle opere di Rees può essere concepita come esuberante, sciocca, incompetente, miserabile o grottesca. “Clown Town” esamina una condizione scultorea bloccata in una traiettoria trasformativa in grado di trasportarci dall’esistenza reale al mondo artificiale. Rees trasporta lo spettatore in un’idealizzata casa di specchi, mescolando sapientemente tecnologie, media, immagini e personaggi, affinché egli stesso possa prendere parte a questo gioco, conservando al contempo il proprio senso del reale.

Nicholas Decker

Nicholas è uno studente laureato presso la Pennsylvania State University. Sta per ottenere un Master of Science in architettura del paesaggio, e sta studiando l’arte pubblica dalla prospettiva paesaggistica. Si è laureato in architettura del paesaggio presso la Utah State University, dove ha inoltre studiato scultura e lavorazione della pietra con Ryoichi Suzuki ed ha ottenuto una specializzazione in scultura. Nelle sue opere, Nicholas preferisce scolpire a mano, e le forme da lui predilette riflettono la sua fiducia nella relazione tra umanità e natura.

Descrizione dell’opera
Nicholas sta realizzando una componente scultorea, parte della sua tesi per il Master. L’opera ha una forma simile a quella umana, che però deriva dal risultato di un’analisi geospaziale dell’arte pubblica di Pittsburgh, in Pennsylvania. Nicholas ha condotto analisi di densità in tutta la città ed in seguito le ha trasformate e manipolate in modo da ottenere la forma che potete vedere.

Robert Michael Smith

Robert Michael Smith è un pioniere della scultura digitale, dell’animazione e visualizzazione computerizzata 3D, della realtà virtuale, della bio-scultura ed un insegnante presso il New York Institute of Technology Fine Arts Departement e presso la Tianjin Academy of Art. Smith è uno dei membri fonatori del Digital Stone Project ed uno degli organizzatori degli workshops del DSP che si tengono ogni anno in Italia. Egli ha esposto le sue opere in tutto il mondo per oltre trent’anni. Ha tenuto conferenze presso numerose università, conferenze internazionali, e menzioni in numerosi articoli e libri internazionali. Per ulteriori informazioni: www.rms-sculpture.com

Descrizione dell’opera
“Obelisk OblaDa”, gioco visuale di parole basato sulla canzone dei Beatles “Ob-La-Di-Ob-La-Da”, con riferimenti al dadaismo ed all’obelisco monumentale egizio che rappresenta un sostegno geometrico e verticale per la psichedelica e sintetica bio-forma freudiana/jungiana che con seduzione sale verso l’illuminazione orgasmica. La bio-forma è stata modellata sensorialmente in realtà virtuale, analogamente a quanto fatto in pellicole come “Johnny Mnemonic” e “Minority Report”.

Shayani Fernando

Shayani Fernando è laureata in architettura ed è una PhD Researcher. Vive a Sydney e persegue le sfide legate alla sua professione dando forma a spazi straordinari. Esplorando il passato per costruire il futuro attraverso tecnologie emergenti, vuol restituire valore alla lavorazione artigianale. Ha partecipato a conferenze presso il Politecnico di Bari, “Waterjet and Wire-cutting workflows in Stereotomic Practice” in Cina; “Model as Machine” a Lisbona, “Stereotomy of Wave Jointed Blocks” a Sydney, “Surveying Stereotomy” a Chicago e “Digital Stereotomy” in Brasile. Ha ricevuto lo Young Caadria award 2017 e l’ACIS Cassamarca research Scolarship for Italian studies.

Descrizione dell’opera
“Archi-Twist” è un’esplorazione di strutture autoportanti in pietra. Il modello di arco catenario contorto è composto dall’incastro di varie tipologie di giunti ad onda, basati sulla curvatura catenaria.

James Carl

James Carl è nato a Montreal nel 1960. Si è laureato presso University of Victoria, Rutgers University, McGill University e Central Academy of Fine Arts a Beijing. Le opera di Carl sono state esposte in Canada, Cina, Francia, Germania e Italia. Attualmente vive a Toronto ed è un professore presso la University of Guelph.

Descrizione dell’opera
La sua opera per questa mostra è un modello di lavoro per uno schermo architettonico di grandi dimensioni. Nell’opera si fa uso di forme ripetitive comuni ed un po’ eccentriche, generate digitalmente ed in seguito lavorate a mano e realizzate in marmo Marquinia nero. La scultura unisce la forma ordinaria di una serie di camere d’aria ad un’esperienza percettiva di occultamento ed esposizione comuni nell’architettura dei giardini cinesi.

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